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Vincitori "La Rocca scaligera"

Concorsi > Sirmione Lugana > 2010 - Prima Edizione

Sirmione Lugana 2010
"Premio La Rocca Scaligera"

poesia singola in lingua italiana



1° Classificato
Tomaino Wladimiro (Varese)
poesia "Sud"

2° Classificato
Barbieri Enrico (S.Silvestro di Curtatone - MN)
poesia "Penombra"

3° Classificato
Palermo Francesco (Torchiarolo - BR)
poesia "Olocausti"

4° Classificato
Balbinetti Sabrina (Roma)
poesia "I filari della vita"

5° Classificato
Debalini Maria Grazia (Tortona - Al)
poesia "Ave o Maria"

6° Classificato
Tombacco Carla (Trivignano - Ve)
poesia "Nel respiro delle onde"

7° Classificato
Cardillo Anna Maria (Roma)
poesia "Le stelle di San Lorenzo"

8° Classificato
Peressini Andrea (Massa)
poesia "Non ho perduto nulla"

9° Classificato
Noro Carla (Vicenza)
poesia "Verso casa"

10° Classificato
Selva Maria Concetta (Rimini)
poesia "Portami l'alba"



Segnalazione di merito
Frassi Maria Grazia (Robecco D'Oglio - Cr)
poesia "Anche se ci fosse folla"





"Sud" (Tomaino Wladimiro)

Non raccontarmi, amico,
il lugubre rosario dei morti
che insanguina i giardini
dove la zagara arrossisce
del suo ingenuo profumo.
Non dirmi dell’indifferenza
Tessuta sui telai di questa storia d’oggi,
del sapore del pianto nascosto fra le pieghe
di risa non meritate.
Noi siamo ancora qui,
chiodi conficcati nelle zolle,
muschio attaccato al tronco,
qui dove il carrubo narra di fantasmi,
dove la notte è un’isola di pietre
e le parole spine strappate
a un’agave che non vuol fiorire.
Dovremmo dimenticare troppe cose
per staccare le mani
da questo cancello ad alta tensione.
E invece siamo un groviglio di memorie
Uomini che
non hanno ancora ammainato la bandiera.





“Penombra” (Barbieri Enrico)

Nelle penombre vive il mio spirito cercando riparo;
cacciato da modi inurbani,
stanco del volgare parlare svenduto ogni giorno,
adesso osserva di soppiatto alla finestra,
cercando lo scorrere di una nuvola in cielo.
E ricade nel gioco ripetuto
di crearsi spazi in giardini di delizie;
conscio di aumentare il suo dolore
caparbio
combina gli elementi grezzi in suo possesso,
affinchè io
che lo governo e nutro
abbia positivo un pensiero per lui e per domani.
Perciò, nei miei segreti archivi
ho chiuso storie inverosimili
che scivolano addosso a persone
in bilico tra un essere così
e uno splendido non essere,
io sono il loro destino,
per me soccombono
o vivono, per me, che entusiasta della vita
la guardo scorrere poco discosta
incapace d’afferrarne senso e movimento
di questa mia, comune, ruvida e dura
dove il concetto di plurale
è solo un lemma staccato dai vocabolari.





"Olocausti" (Palermo Francesco)

Fu debole la parola
mentre capriole di fumo s’alzavano acri
sul dolore dei rimasti
e sulla vane attese di ritorni.
Non tutti silenzi di paura
su quel mondo del nulla e della morte.
Giungevano ogni giorno,
da un binario perduto all’orizzonte,
convogli di anime sconfitte,
cumuli di storie e di vite,
lì…..verso l’inferno.
Troppa indifferenza infame
sui deliri di carne senz’anima,
sui piedi nudi affondati nella neve,
e pozze di sangue a bagnare
le schiene sul selciato,
e le mosche scacciate dalle facce affamate,
e il vento s’insinuava tra le ossa sporgenti,
e nel silenzio delle notti,
mescolati i respiri,
i singhiozzi a bucare la timide preghiere.
E di giorno a misurare le assenze,
e i numeri scolpiti nella pelle,
poi gli arrivi,
in fila per andare a morire.
Ma ancora il silenzio
sui traghetti di anime dolenti
che attraversano le porte degli inferni,
o s’infrangono inermi sulla riva
come gusci di conchiglie alla risacca,
sugli occhi spenti del bimbo
lasciato senz’ali,
sul vecchio dalle gambe malferme
inutile come ramo avvizzito,
sui fragori dei ferri battuti nelle galere.
Andremo oltre la nostra preistoria.
Ma l’inverno sembra eterno
Senza ancora che venga Natale.












"I filari della vita" (Balbinetti Sabrina)

Passeggio tra i filari della vita
dove i grappoli del sapere
meturano nella vigna del colto.


Dove il verderame dei giorni
copre gli acini acerbi
vellutando i globi.

Lascio impronte cavernose
sulla terra madida.

Cammino e cammino.
Avanzo lenta.
In silenzio.


Solo il vento accorda il suo strumento
solelva i pampini
come a sfogliare spartiti musicali
elibera festante nell'aria
note prigioniere di un gravoso passato.



“Ave o Maria” (Debalini Maria Grazia)

Io sono l’orfano
dalla tazza fredda e vuota di latte.
Quello dalla giacchetta mal stirata
e dalla merendina a volte scaduta.
Io non sono mai leccato
esco come mi sono alzato.
Mi son fatto pilastro di me
e tremo e vacillo
al minimo soffio di vento e di male parole.
Io sono un ponte in parole e pensieri
di mutilate speranze
senza sponda né approdo
senza inizio né fine.
Cristo rendimi adesso
quello che tu mi avevi promesso.
E tu, Madre divina,
tu, quella delle nozze di Cana,
tramuta il fiele
di questa doccia gelata
che mi accoglie ogni giornata
in un bacio leggero
dal sapore di miele
in un dolce tepore.
Io sono l’orfano
il sognatore di fate
e di notti incantate.









“Nel respiro delle onde” (Tombacco Carla)

Scivolo il mio profilo
fra gruppetti di turisti.
Da un lato i riflessi
s’increspano vagabondi
sulla chiglia dell’acqua,
dall’altro sono scabra
geometria di muri pastello,
venature intrise d’ombra
su marmi sbiaditi dai passi
in lontane dissolvenze.
Chissà se mi vedranno
passare e cosa resterà
di quella scia che arde
e gorgogliando affoga
in cerca del suo corpo
di sabbia infranta.
Persone e maschere,
ugualmente in bilico
nel respiro delle onde,
vagano i loro confini
fra lutti e carnevali.
Traghettando cuori
di sangue e cartone
su zattere di fortuna.
Gocce e coriandoli
gli uni accanto agli altri
nel dedalo dei canali
che brilla e sfuma in mare.



“Le stelle di san Lorenzo” (Cardillo Anna Maria)

Dice che magiche volano giù, questa notte
ma cadere non vedo che buio pesante ed opaco
a vestire la sera dorata d’un giorno qualunque
vissuto a sfilare ore calde d’estate una ad una
che il tempo ha tessuto sol per farmene affanno.

E se davvero una stella vedessi cadere spiando
e di luce improvviso segnare un cammino in quel buio,
sol chiederei di portarmi con sé scivolando
dove il cielo nel mare s’adagia e nessuno
possa ancora pensare che lassù abbia poi a risalire.

Così, fra l’onde nascosta, donar luce silente ai coralli,
annodare granelli di sabbia con fili lucenti di alghe,
sol tingendo d’argento speranze annegate di chi
illuso ha affidato a una stella volente i suoi sogni
che mai del sole vedranno il risorgere all’alba.











“Non ho perduto nulla”* (Peressini Andrea)
(*citazione di Salvatore Quasimodo)

Come un rosario
si sgrana il mio tempo
a ritroso correndo.
Non ho perduto nulla!
Perché rimane dei giorni
la nitida traccia segnata
dal pigro sfilacciarsi
degli infiniti tramonti.
Perché resta di un canto
quell’eco leggera e suadente
che da vita alla pietra
nel breve fluire di un attimo.


Non ho perso nel vento
la cadenza del tempo che goccia
e congiunge le maglie
di una catena di storie.
Neanche un respiro ho lasciato
o un miraggio notturno,
un sogno già infranto
dal chiaroscuro dell’alba.
Non ho perduto nulla!
Come brezza di mare
si scioglie il ricordo
nel muoversi lento di un’onda.





” Verso casa” (Noro Carla)

Adesso son certa che invecchio,
i ricordi sorgono fervidi
tra foglie di bronzo e d’oro.
Barcollano tra ieri e oggi
in risonanze di smeraldo,
nei grigi dolenti di perdite patite negli anni
prima che il sole illuminasse a mezzodì.
Con garbo mi prendono per mano,
alla mia mensa siedono,
bevono il vino di succhi maturi
mentre fuori i giorni impastano aria nuova.
Corpo e anima convergono abbracciati
riconoscono ogni dosso, valle,
ogni ruga del paesaggio
di verdi ancora accesi,
sento ogni rumore o richiamo che sia,
a bocca chiusa rispondo nel cuore.
Tutti i frutti dell’albero raccolgo,
giusti e imperfetti
nel paniere trovano posto,
tutte le emozioni metto in salvo.
Grata al cielo
Misuro la lunga corsa,
stimo il mio tesoro, celeste
e se di rinnovate primavere
ho colto la rugiada
adesso lascio che l’orologio gentile del tempo
mi riporti verso casa.




“Portami l’alba” (Selva Maria Concetta) -

Portami l’alba in una barca
che conta le reti del mattino
piene di gocce di rugiada
mentre lo spirito ridesto
vede, ferve gioisce.

Dimmi dove sorge l’aurora
quando dorme colui
che dipinge d’azzurro gli spazi
e fa estasiar il mondo
col miracoloso effluvio di luce e calor.

Descrivimi quanto brilla il flutto marino
nell’estasi del mare luccicante
tra le onde rifrangenti
sulla riva …di conchiglia ornata
nel tenue spettacolo del golfo assonnato.


Indicami quante gocce di rugiada
beve l’ape viziosa al risveglio
nei colli della baia incantata
intrecciando docili giochi di voli
nella frizzante aria del nuovo giorno.


E mentre tutto si colora
porta l’alba nelle mie mani
e allora io danzerò coi gabbiani posati
sulla scogliera per festeggiare
il blu del cielo e del mare.







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