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10 domande a...
Carmela Russo scrittrice e poetessa, vive a Napoli, città dove è nata.
Una carriera artistica ricca di importanti riconoscimenti non solo in prestigiosi premi letterari in Italia ma anche molti ottenuti all'estero.
Impegnata non solo nel mondo culturale e letterario, dove la troviamo ideatrice e promotrice del Premio Letterario "La Fiabastrocca" di letteratura per bambini, ma anche forte il suo impegno nel sociale, dove sono molteplici enti e fondazioni che la vedono presente e protagonista nel mondo del volontariato.
1) Come nasce il percorso di Carmela Russo scrittrice e poetessa?
E’ un percorso che nasce da solo, ovvero nasce sulle basi di una vita già costruita e ben definita, cominci a scrivere così all’ improvviso per liberarti di situazioni vissute in maniera molto forte per il tuo equilibrio mentale e ti ritrovi a fare una sorta di psicoanalisi che libera la mente e il dolore: almeno in parte. Posso ben dire che io e il mio percorso letterario siamo due elementi incompatibili che non convergono tra di loro ma anzi si scontrano ogni giorno, vorrei sapere come si fa a farne il fulcro della propria vita per esempio, io infatti nella mia vita faccio tutt’altro e nulla che assomigli alla letteratura: ma è successo semplicemente, forse era inevitabile che accadesse o forse sarà solo una bella cosa da raccontare quando sarò vecchia. Per adesso va bene così!
2) Lei ha pubblicato diversi libri, come potrebbe raccontarli?
I miei libri sono me, sono la mia persona, quella che nemmeno io conosco. Non sono altro che un cammino di vita nel bene e nel male, sono un percorso di una vita instabile che poi si è allineata con la propria mente per superare il tutto e spero di esserci riuscita, ma lo saprò nel tempo questo.
3) La trilogia dei suoi primi tre libri pensa possa avere un seguito con uno sviluppo dei contenuti affrontati?
Si, ci sarà un seguito: un nuovo libro di poesie e un racconto, la vita offre sempre spunti per scrivere libri non crede? Soprattutto la mia!
4) I suoi riconoscimenti artistici sono innumerevoli, premi importanti non solo in Italia
ma anche all’estero. Quanto incidono nella crescita di un artista?
Non credo che i riconoscimenti artistici possano incidere nella crescita di un artista,sono infatti un arma a doppio taglio e ti accorgi che devi fare sempre di più e sempre meglio, l’essere umano di fondo ha la tendenza a voler superare sempre l’ ultimo obbiettivo che si è prefisso, è così ti ritrovi in una sorta di spirale … poi ti accorgi che devi semplicemente rallentare e fermarti un po’: specialmente quando inizi a dare fastidio con tanti riconoscimenti letterari, ed ecco che si va all’ estero.
5) Quali sono le differenze sostanziali che esistono secondo lei tra il movimento e lo sviluppo della cultura italiano e quello dei paesi esteri che ha avuto modo di conoscere grazie ai riconoscimenti ottenuti?
Non ci sono differenze secondo me, la sola differenza è data dal fatto che un artista straniero ottiene sempre qualcosa in più che in patria anche se non posso lamentarmi dell’Italia sotto questo aspetto, ma questo accade anche nei concorsi italiani quando vi partecipano poeti e scrittori di altre nazionalità, sotto questo punto di vista non siamo molto cambiati dai tempi dell’ottocento se pensiamo che anche a poeti del romanticismo è accaduta la stessa cosa, e parlo di poeti veri che hanno fatto la storia ma che quella storia l’hanno dovuta fare prima in Francia e in secondo momento in Italia come il Manzoni.
6) Cosa manca nel nostro paese alla cultura?
L’ Italia è sempre stata la patria in assoluto della cultura europea, forse quello che è sempre mancato all’ Italia è il chiudere gli occhi davanti alle diversità in genere, e questo accade anche nella cultura, nel nostro paese è difficile improntarsi anche se si vincono numerosi premi:rimani sempre ai margini, e diciamocela tutta questo è anche il paese in assoluto delle spintarelle in tutti i sensi, persone che si conoscono … si premiano … si ripremiano, e così via. A me questo non è accaduto, tutti i premi che ho avuto mi sono stati dati da persone che hanno apprezzato la mia poesia prima ancora di conoscermi, e colgo l’ occasione per ringraziarli tutti. In Italia se una persona scrive in maniera diversa è vista come se fosse anormale e questo mi fa pensare che la cultura non è di tutti quelli che la praticano: ci vuole coraggio a scrivere e soprattutto a scrivere la verità assoluta, e questo ovviamente e di poche persone.
7) Dopo un suo percorso letterario molto intimista e personale ora il suo impegno si espande verso la letteratura per i bambini e i giovanissimi. Cosa ha fatto nascere “La Fiabastrocca”?
La letteratura per l’ infanzia è veramente un arte, perché se nelle poesie puoi prendere spunto a fattori sociali e personali, nella letteratura infantile devi tirare fuori tutta la fantasia, quella stessa fantasia che crescendo va a finire in quasi tutti, in questi tempi sembra che anche i bambini non abbiano più fantasia, tutti giocano a fare i grandi anche da piccoli, a volte vedo genitori che parlano dei loro bambini come se fossero già adulti, non si parla più di fiabe e i bambini grazie alle tecnologie ne sanno una più del diavolo, c’è una corsa ad avere i figli grandi da piccoli e a rimanerli piccoli quando sono grandi: e questo è un altro problema della cultura italiana, forse il peggiore. La fiabastrocca nasce proprio per dare nuovi spunti agli adulti di poter scrivere letteratura leggera, comica che comprenda personaggi fantastici, inventati, divertenti, animali che parlano, la Befana che arriva e perché no anche Babbo Natale, e per poterne fare dei libri da regalare ai bambini per farli divertire al posto di quei stupidi giochi elettronici una volta ogni tanto. Non si tratta di fare un passo indietro nella storia, si tratta semplicemente di scrivere per bambini come è sempre accaduto, i bambini hanno bisogno di favole perché loro sono la nostra favola e il futuro del mondo e bisogna crescere a piccoli passi per diventare grandi persone. Io vedo solo che si è molto lottato per far sì che i bambini crescessero adeguatamente tutte le fasi di sviluppo nell’ età contemporanea, ma senza accorgercene ci ritroviamo con dei piccoli vecchietti che ci guardano di traverso se non sappiamo usare un gioco elettronico, abbiamo tanti geni piccoli che sanno fare di tutto a livello tecnologico e poi da grandi??? Ma questa colpa è dei genitori e sono loro che devono riportarli alle favole e ai sogni.
8) In Italia ci sono moltissime persone che scrivono, sia prosa e che poesia, fra questi molti decidono di pubblicare anche a proprie spese le loro opere. Ritiene che sia normale questa autogestione editoriale e quali sono le cause di questo fenomeno?
In Italia scrivono quasi tutti è vero: colpa dell’ obbligo scolastico; purtroppo scrivono tutti ma nella quantità manca la qualità anche nelle grandi firme. Le più famose case editrici mettono sul mercato libri assurdi scritti a tavolino da una miriade di persone con una sola firma… per quanto riguarda l’ editoria visto che ci sono tantissime persone che scrivono era anche giusto che si aprisse questo filone d’oro, però adesso si sta esagerando veramente, adesso se è vero che scrivono tutti è ancora più vero che pubblicano tutti e di tutto, non capisco perché lo Stato interviene sulle banalità e non interviene in casi così eclatanti con la sola scusa che la dove non esiste una legge in proposito non vi è nemmeno reato.
Per quanto riguarda alle pubblicazioni a pagamento oserei dire che se non si crede di prima persona a se stessi come si può pretendere che lo facciano gli altri? In un paese di scrittori per noia ben venga che facciano anche pagare per scrivere, tanto poi se non vali niente rimani sempre ai margini sia se hai pagato che se non l’hai fatto.
9) Pensa che l’attuale momento sociale ed economico del nostro paese possa incidere anche sul nostro sviluppo culturale?
Non credo proprio che possa nascere un qualche sviluppo culturale dall’ attuale momento sociale ed economico che il nostro paese ci sta facendo attraversare, tutt’al più delle gag comiche, siamo in cima al mondo nel prendere in giro i nostri politici e dove si scherza troppo non vi è serietà né credibilità.
10) Che cosa chiederebbe a chi ci governa per la cultura in Italia?
Meno scuola obbligatoria, così quando nascerebbe un artista sarebbe davvero tale senza affogare nel mare della cultura di massa che non ha mai portato a niente.
Ci ritroviamo le università stracolme di persone che non hanno voglia di lavorare, io credo che studiare sia un impegno molto serio e non un passatempo per poter parlare di tutto senza saper far niente. Una miriade di laureati mantenuti da genitori con la terza media fino a quarant’anni, bisognerebbe riscoprire il vero valore delle persone che hanno fatto storia magari con poco studio ma tanto cervello, a volte semplicemente basterebbe guardarsi intorno: il nonno , i genitori … questo non significa che non bisogna studiare ma solo che lo si dovrebbe fare con reali intenzioni proprie e non con quelle degli altri, credo che ognuno abbia delle capacità straordinarie indipendentemente dalla scuola fatta
Scrivono tutti quelli che si avvalgono di un titolo di studio anche senza averne le capacità espressive, scrivere è un sistema di comunicazione molto complesso e mai definito dalla psicologia delle comunicazioni: come potrebbe essere che lo facciano in tanti? A dire il vero non credo proprio che chi ci governa possa fare qualcosa per la cultura, si potrebbe iniziare a fermare quello che non vale niente impedendo tutti quegli ammassi di libri che vengono pubblicati ogni giorno in Italia e che nessuno mai leggerà: ma poi ci sarebbe un problema economico da superare molto grave non crede? E così come sempre tutti chiudiamo gli occhi e continuiamo la commedia del far finta che tutto ci stia bene.