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Poesie - Circumnavigarte Associazione Culturale

Desenzano del Garda
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Artisti > Ferrante Patrizia
 
Il cammino verso la pace
 
 
Cammino,
il sentiero è stretto,
ci sono tanti sassi,
il sentiero è in salita…
Ma intorno è silenzio
se non fosse per il mio respiro affannoso
che rompe la quiete.
Cammino e non sono tranquilla,
un ronzio sulla testa…
Cammino e raggiungo un rifugio
l’ansia si placa
non è un gioco la guerra.
Ed io che con lei ho giocato
penso a chi non gioca
e a chi muore sul serio
e mi sento impotente
Giochiamo alla pace,
viviamo la pace
è forse un buon inizio per combattere la guerra.


Il nostro ultimo caffè

Con la mano sfioro il tuo viso e poi ti accarezzo i capelli;

mi chino verso di te e con le mie labbra sfioro la tua fronte per un contatto,
per sentire il tuo buon odore di mamma
e poi ti abbraccio delicatamente e mi prendo cura di te.

Il tempo si dilata fino quasi a sfiorare l’impercettibilità del suo stesso senso
e il senso di tutto quello che sta accadendo non lo troverò mai se non in Dio.

In queste mura d’ospedale dove si respira morte e vita insieme,
in queste mura così accoglienti ma nello stesso tempo così surreali e opprimenti,
in queste mura  mi prendo tutto quello che posso prendere da te: parole, sentimenti, sorrisi
e pillole di eterna saggezza.

Ma tu sei stanca, sei sempre più stanca e piano piano ritorni bambina, indifesa, impaurita e fragile.

Un ultimo caffè insieme e poi il buio, il suono del tuo fievole respiro, tutto ciò che avevo immaginato e che mi fa sentire impotente davanti a questo tuo triste e ingiusto destino.

Così, con le lacrime che silenziose segnano il mio viso, mi faccio ventre per tenerti dentro me come tu un tempo hai fatto con me, pregando che tu non soffra.

Rinascerai a vita eterna e neanche lo sai che io rimarrò per sempre sola; sola in questo mondo dove l’unica consolazione la troverò continuando a pensare che tu, mamma, sia in me, in qualche luogo recondito della mia anima.



Lo specchio

Il ricordo mi porta a quel volto, a quello sguardo materno che sempre mi sfuggiva tutte le volte che tentavo di catturarlo per confrontarmi, per crescere, per diventare donna.
Lo specchio non mi aiutava; rifletteva un volto che non sapevo riconoscere, un volto senza identità.
E quando in quello specchio ho cominciato a vedere le tue debolezze e le tue fragilità di donna ho deciso di farne a meno e di essere tutto ciò che non eri tu.
Sono cresciuta rimanendo bambina e anche da adulta non riuscivo a trovare me stessa.
Sono cresciuta sentendomi dire quanto assomigliavo a te e questo mi faceva male, non volevo essere come te ma più sprofondavo nel buio e più mi ritrovavo ad assomigliare a te mamma, ad assomigliare all’immagine distorta che avevo di te.
Così ho gridato aiuto per disperazione, per rabbia, per incapacità di star bene con me stessa e con gli altri e piano piano ho cominciato ad affrontare le mie paure e i miei fantasmi del passato.
Qualcuno ora reggeva lo specchio e mi aiutava a crescere, a sentire e soprattutto a capire la dicotomia che aveva investito la tua vita, il tuo essere donna e il tuo essere madre.
Ora so chi sono e non ho più paura di te, ora so chi sei e chi sei stata tu e finalmente ti ho compresa e amata più che mai.
Oggi mi guardo allo specchio e amo tutto ciò che in lui vedo riflesso e, sopra ogni cosa, ora che non ci sei più, ringrazio il mio Dio di lasciarmi intravedere a tratti qualcosa di te, mia adorata mamma.

 
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