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La Sala Del Parmigianino

Arte e storia

LA ROCCA SANVITALE
Fontanellato (PR)

Piazza Matteotti, 1
tel. 0521/823200
info@fontanellato.org
www.fontallato.org

Il visitatore scopre quasi all'improvviso la Rocca di Fontanellato, percorrendo le strette strade di impianto medievale, sulle quali si aprono minuscole botteghe sotto bassi portici dagli architravi il legno e dalle rustiche pilastrature.
Appena s'intravede l'isolato e solitario castello. Lo spazio, che prima appariva angusto e tortuoso sembra dilatarsi, espandersi in una vastità imprevista. La Rocca, circondata da un grande fossato, descritta non casualmente come "peschiera" nei documenti antichi, si presenta con un'eleganza aristocratrica singolare, ma che la rende inconfondibile nel vario e ricco panorama dei castelli, che dal Po alla montagna, punteggiano e immperlano di rare preziosità il territorio di Parma.
Castello questo che non ha perso nulla del fascino che gli deriva dall'esser stato una costruzione di difesa militare nei tempi ferrigni e aspri del medioevo. La cinta esterna venne eretta, a partire dal torrione quadrato posto a nord e che in origine era molto più alto, probabilmente attorno al 1386 e completata su pianta quadrata alla metà del '400.
Una corretta rilettura odierna dell'edificio è molto difficile, anche se, nel cortile, dicerse sono le racce di aperrture e chiusure.
Originaria, sepuur restaurata, la quattrocentesca scala a voltre che conduce alla loggia superiore, così come originario i, porticato che al piano terra si sviluppa sul lato nord-est.
Le finestre ogivali che si aprono su tre lati del cortile sono di stile tardogotico.

La corte, se ricorda ancora il suo essere fortificazione militare, ha tuttavia nell'uso elegante del cotto, nella ricercatezza del doppio loggiato, una certa grazia signorile. Così tutta la Rocca di Fontanellato unisce il senso di forza e di compatta solidità propria delle costruzioni militari, ma con una grazia, ancora un pò acerba, ma comunque molto evidente, proprie di un'età signorile che va scoprendo l'umanesimo e con essa i piaceri del vivere e dell'intelligenza in fermento dell'epoca.

La sala del Parmigianino
(la saletta di Diana e Atteone)

La sala del Parmigianino è il gioiello più prezioso della Rocca Sanvitale di Fontanellato;
è costituito dalla "saletta di Diana e Atteone", affrescata nel 1524 da francesco Mazzola, detto il Parmigianino (Parma 1508 - Casalmaggiore 1540), uno dei maggiori maestri del maniersmo italiano.
All'inizio degli anni '20 del XVI secolo il giovane Francesco Mazzola, meglio noto come Parmigianino, riceveva committenza dai Sanvitale, una famiglia di nobili proprietaria di un castello a Fontanellato (la Rocca) per affrescare un sala del castello.
Una conferma che possiamo avere del potere della famiglia Sanvitale e delal sua fama riconosciuta è dimostrato dal matrimonio tra l'allora conte Galeazzo e Paola Gonzaga, sorella della più celebre Giulia, vedova di Vespasiano Colonna e contessa di Sabbioneta.
i due nel 1523 ebbero un figlio maschio, di cui però i documenti tacciono e dopo un anno non se ne sente parlare più. Pare evidente la morte prematura del piccolo Sanvitale.
Il Parmigianino trova pertanto una situazione ancora scossa al suo arrivo a Fontanellato. La commisisone assegnatagli prevedeva la realizzazione degli affreschi nella volta e sulle pareti di una piccola saletta di forma rettangolare. La decorazione lascia libera solo la zona inferiore delle pareti, forse orginariamente coperte da arazzi.
Parmigianino immagina la volta come una sorta di cripta-gazebo con un pergolato sostenuto da canne tra cui spiccano dodici putti che offrono ghirlande, fiori e frutta.
Tale tipo di volta non può non ricordare la camera della badessa Giovanna Piacenza, affrescata dal Correggio nel 1522.
E' infati il Correggio il referente più diretto del Francesco Mazzola, tra i pochi a poter vedere il capolavoro parmense, dato che dal 1524 il convento è divenuto di clausura; gli affreschi del Correggio torneranno in seguito visibili solo alla fine del '700.
La piccola sala decorata dal Parmigianino è stata più volte studiata: vista come una sala da bagno con cui ben si sposa il tema del "bagno di Diana", oppure legata agli interessi alchemici di Galeazzo Sanvitale, ma quella che convincce di più è la teoria che la vede come un sacrario, luogo di meditazione e di preghiera per la scomparsa del piccolo figlio di Galeazzo e Paola.
Gli affreschi di Fontanellato sono oggi tra le opere più famose del Rinascimento e raccontano la storia di Diana e Atteone, o almeno così riportano tutti gli scritti di storia dell'arte.
In realtà c'è molto di più su quelle pareti, su quell'ambiente decorato dal Mazzola: traspare evidente il mito narrato da Ovidio melle "Metamorfosi" (Libro III, vv.138-253) viene modificato in alcuni particolari in maniera evidente e chiaramente, sicuramente con finalità ben precise.


La volta


La sala (4,35x3,90x3,50 m) è coperta a volta, e si chiude con 14 lunette sotto cui una cornice in legno laccato e bordato d'oro contiene una scritta in latino delle Metamorfosi di Ovidio. Gli affreschi si stendono al di sopra di questa fascia nelle lunette e nella volta.
L'andamento della volta è sottolineato dall'affresco, che finge nelle vele una architettura aerea rotta da grandi occhi, attraverso i quali si intravvede il cielo, e decorata da un finto mosaico. Da qui parte un pergolato coperto di fronde arboree, che si conclude in una grande siepe ottagonale di rose, che permette di vedere un ampio squarcio di cielo. Al centro è uno specchio circolare con la scritta "Respice finem", cioè "osserva la fine" sulla cornice lignea tonda, che richiama quella che delimita l'intera parte affrescata. Nei pennacchi della volta si muovono festosi dodici putti, alcuni alati e altri no, che recano in mano animali e frutta, si riposano oppure sono in atto di lottare o di giocare. I piedritti sono conclusi da teste di medusa in stucco, maschere enigmatiche, con capigliature composte da grovigli di serpenti.



La caccia d'amore


Il visitatore entrando scopre come prima scena quella che raffigura due cacciatori, che inseguono una ninfa, anch'essa con il corno da caccia ed un elegante levriero legato con una corda attorcigliata al polso sinistro.


La fonte e Diana al bagno


Il racconto continua nella parete destra dove si vede il giovane cacciatore Atteone, che ha sorpreso la dea Diana al bagno, insieme alle ninfe che l'accompagnano. La dea irritata lo spruzza con l'acqua e il giovane, ancora con l'arco in mano, inizia a trasformarsi in cervo.


La morte di Atteone sbranato dai suoi cani


Nella parete successiva, tra due cani da caccia, un giovane è concentrato a suonare il corno, mentre Atteone, la cui trasformazione in cervo è completata, viene sbranato dai suoi stessi cani che non lo riconoscono.


Paola Gonzaga


Sull'ultima parete è una figura femminile, circondata da cani, che si staglia su un paesaggio arrossato dal tramonto e tiene nella destra sollevata alcune spighe e nella sinistra una coppa su di un vassoio: si tratta di Paola Gonzaga, moglie del Conte Galeazzo Sanvitale, committente dell'opera.






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